Cappuccio o non ? Basta per favore !
Negli ultimi due numeri della rivista Italia Ornitologica (5/2002 e 6-7/2002) sono apparsi due articoli, per la verità una lettera ed un articolo, inerente quello che noi italiani abbiamo fatto diventare un problema di difficile risoluzione: la famigerata testa dell'AGI. Premettendo che sono un iscritto al Club AGI e ne condivido tutte le scelte, vorrei però tentare di scrivere queste poche righe come se fossi un osservatore esterno non realmente coinvolto nella questione.
Per prima cosa nel continuare questa diatriba scritta e verbale non si fa altro che stancare gli appassionati del settore che una volta, due volte va bene, ma dalla terza volta che leggono le stesse cose alla fine ne hanno a nausea. C'è da dire che nel nostro hobby per alcune persone sono quasi più importanti le polemiche che la tecnica, però fortunatamente credo sia la minoranza. Se qualcuno solo lontanamente avesse volontà di intraprendere l'allevamento del Parigino o dell'AGI ecco che immediatamente di fronte a questa incertezza tutta italiana preferirebbe probabilmente indirizzarsi verso altre razze. Ora, gli allevatori di arricciati pesanti, sono già pochini, rischiamo così di non avere il necessario ricambio fisiologico. Siamo di fronte ad un fatto scritto e certificato che quasi si vuole dimenticare: esiste la C.O.M., l'Italia ne fa parte, ne accetta le decisioni a cui partecipa più o meno attivamente. Ebbene la C.O.M. dopo tre anni di "scrutinio", certificando l'esistenza di questa nuova razza qualche studio lo avrà pur fatto, a qualche tecnico del settore avrà chiesto lumi, si saranno riuniti. Se inoltre è stata presa la decisione di accettare in toto lo standard redatto dal Club è perché questo è stato ritenuto idoneo, allora perché continuare questa infinita tiritera ? Ci mancherebbe altro, non è che se qualcuno decide ed ufficializza qualcosa non si possa avere un'idea differente, ma quest'idea ce l'abbiamo solo noi italiani e molto confusa.
L'abitudine ad avere da anni animali totalmente differenti dallo standard del Parigino ha creato un incertezza che gli allevatori stranieri assolutamente non vivono. Probabilmente di fronte ad una netta differenziazione delle razze, alcuni allevatori italiani si sono trovati spiazzati e forse non capendo bene quello che hanno in casa difendono la vecchia razza ed attaccano la nuova. In realtà l'errore da loro commesso è stato quello di non rispettare lo standard ufficiale ,ma di allevare soggetti che pur non rispondenti, potevano sempre essere esposti e venduti. I soci del Club AGI, una volta appurato che l'animale allevato non era corrispondente hanno deciso di intraprendere la strada della differenziazione puntando su le tre caratteristiche che maggiormente valorizzavano l'AGI. Parlo di caratteristiche e non di difetti, come più di una persona scrive sminuendo di fatto il lavoro di selezione. Il Club non ha mai detto che se c'è un Parigino con il jabot a colpo di vento o con le spalline irregolari quello è un AGI. Quello è semplicemente un soggetto da penalizzare. Il Club ha portato avanti una selezione tendente alla "realizzazione" di soggetti il più possibile rispondenti allo standard.
E' vero esistono un gran numero di soggetti "intermedi", ma qui ritorniamo al discorso appena fatto, questo è il risultato di selezione sbagliata. E' vero, anche il Parigino può essere lungo 22 cm, ma lo vorrei vedere un Parigino di tale misura, con la testa ad elmo, il jabot a conchiglia e le spalline ben distinte………anzi, forse vorrei più semplicemente vedere un Parigino in Italia. Ci sono razze dove la differenza è data solo dalla misura, alcune da lievi differenze di angolazione sul posatoio, ad altre è stato sufficiente fissare un ciuffo , magari spaccato a metà e non circolare come quello del Crest o del Gloster ed oplà ecco creata una nuova razza, mi sembra, ma senz'altro non riesco ad essere imparziale, che nell'AGI le differenze siano sicuramente più marcate. Due considerazioni finali relative agli ultimi articoli apparsi : per prima lo scrivere che "la trovata del bavero rialzato non fa onore a chi lo ha inventato" mi sembra un po’ eccessivo considerando sempre che stiamo parlando di un hobby: seconda cosa, il fatto che allevatori tedeschi abbiano il primo campione del mondo nella categoria AGI non è assolutamente così negativo come qualcuno fa pensare. Evidentemente la razza ha avuto già la sua diffusione europea ed internazionale e non assistiamo quindi come spesso accade a perenni vincitori in determinate categorie che non riescono ad uscire dall'ambito della propria nazione di appartenenza. Forse il "piccolo e minuscolo Club", tanto male non ha lavorato. Darei invece un'occhiata al calendario internazionale prima di decidere la data del Campionato Italiano.
Stefano D'Alisera