|
|
||||||
|
|
||||||
|
|
||||||
|
AGI For Dummies
|
|
|||||
|
|
||||||
|
La volontà di mettere su carta gran
parte delle esperienze ormai ventennali accumulate
nell’allevamento degli arricciati pesanti nasce nel
tentativo di colmare quelle difficoltà di comunicazione
che a volte intercorrono tra l’allevatore alle prime armi
e l’allevatore esperto.
Quest’ultimo , tenutario di
chissà quanti e quali segreti tiene a preservarli per
assicurarsi un ipotetico vantaggio mirato a migliori risultati
riproduttivi e perché no espositivi. La fortuna vuole
che non tutti i grandi ed esperti allevatori ragionino allo
stesso modo: a volte il veder crescere un giovane inesperto
è motivo di soddisfazione simile se non maggiore a
quello di un grande risultato espositivo. Venti anni fa ho
avuto la fortuna di cominciare con persone che la pensavano in
questo modo ed ora mi sento pronto a dare il mio contributo.
Tutto quello che avrete la cortesia di leggere qui di seguito
è dato da esperienze personali provate. Lo scritto
è indirizzato agli allevatori di AGI, ma gran parte dei
concetti riportati potranno essere applicati a tutte le altre
razze di canarini arricciati. Ogni singolo argomento è
trattato in maniera sintetica per riuscire a fornire una
veduta di insieme di tutte le problematiche inerenti
l’allevamento di questa splendida e difficile razza.
Riproduttori , locali ed attrezzature
In linea di massima chi decide di mettersi
in casa una o più coppie di AGI è difficile che
sia a digiuno di canaricoltura. Questi animali non si trovano
nei negozi, se ne vedono pochi alle mostre, vivono poco ,
costano tanto e gli allevatori sono sempre di meno. E’
improbabile quindi che un novizio decida di partire proprio
dagli AGI, ma se mai fosse, il mio consiglio è quello di
cominciare a farsi le ossa con altre semplici razze
arricciate…… l’arricciato del nord in primis.
In questo modo l’impatto risulterà sicuramente
meno traumatico. L’AGI e gli arricciati pesanti come il
Parigino ed in parte il Padovano sono animali complessi da
allevare. A differenza di altre razze di forma e posizione, non
esiste soltanto la difficoltà di riprodurre soggetti il
più possibile corrispondenti allo standard, ma proprio
la difficoltà oggettiva di far procreare i propri
soggetti. Una spesa iniziale elevata per poi magari ritrovarsi
con una serie di insuccessi in serie taglierebbe le gambe e
volontà a chiunque. Bene quindi iniziare con cautela,
cominciare a fare l’occhio alle varie arricciature (che
nel nord sono sicuramente inferiori, ma ben definite) ,
togliersi qualche soddisfazione riproduttiva e poi decidere con
il tempo di fare il salto di qualità. Tutto quello che
ho appena scritto è valido anche per l’allevatore
esperto di canarini, ma non di arricciati.
Cosa acquistare ed a chi rivolgersi: nella
stragrande maggioranza dei casi i soggetti vanno acquistati
direttamente presso l’allevamento dell’allevatore
prescelto. (Ancor prima di mettersi in viaggio è buona
norma informarsi presso l’allevatore della
disponibilità di eventuali soggetti da cedere. Non
c’è nulla di peggio di un viaggio di centinaia di
chilometri per poi ritrovarsi a scegliere tra 2 o 3 soggetti.)
Una visione di insieme dell’allevamento sarà
necessaria per valutare il livello medio dei soggetti
presenti. Viene da se che tale livello dovrà essere
omogeneamente “medio-alto”, diffidando invece di
allevamenti dove sono presenti alcuni soggetti eccezionali ed
altri di caratura totalmente inferiore. Un buon allevatore vi
mostrerà gran parte , se non tutti, i soggetti che
compongono il proprio allevamento e tenderà a cedervi
quelli che anche a voi sembreranno meno belli. Partendo dal
presupposto di stare in casa di una persona seria, questi non
vi cederà mai i soggetti migliori, a volte resistendo
anche ad offerte “che non si possono rifiutare”
(qualora si abbia la possibilità di poter offrire
tanto), ma questo non vi dovrà preoccupare, questo
è solo l’inizio. Nella stanza di allevamento
vedrete delle belle gabbie ad altezza uomo, piene di luce, con
dentro soggetti splendidi e poi invece vedrete gabbie poste in
basso, con molta meno luce, un po’ in disparte…..
ebbene, nel 99% dei casi è li che riuscirete a
scegliere. Questo però non deve crucciare, stiamo
parlando di un allevamento dal livello medio-alto, stiamo
parlando di una persona di cui avete fiducia, state iniziando
una nuova avventura, non avete tanti soldi da
spendere……. questo è quello che passa il
convento, ma può essere sufficiente. Dei soggetti
proposti vi verranno elencate una serie di parentele
eccellenti, vi verranno mostrati fantomatici registri di
allevamento che ne dimostreranno la provenienza, ma quello che
farà fede sarà l’anello che
confermerà la nascita di quel soggetto in
quell’allevamento ed in special modo ne dimostrerà
la giovane età dello stesso. Qui potremmo disquisire a
lungo, ma poiché non potete rischiare di portare a casa
soggetti che dopo qualche mese potrebbero diventare orbi se non
ciechi, la scelta dovrà ricadere su dei soggetti
giovani. Non che il giovane sia certezza di capacità
riproduttiva, ma quantomeno la speranza ce la avrete, mentre
con un cieco di speranza ce ne è veramente poca. Mai in
ogni caso femmine adulte, mentre maschi adulti di un anno, se
in buona forma, possono anche essere presi in considerazione,
ma per questi aspetterei di accumulare un po’ di
esperienza. A volte si riesce ad ottenere qualche soggetto che
l’allevatore non aveva intenzione di cedere con la
tattica della estrema petulanza. E’ probabile che alla
millesima richiesta di un soggetto l’allevatore
cederà, ma ricordate che anche il prezzo di conseguenza
salirà. A parte gli scherzi dovrete essere in grado di
tornare a casa soddisfatti, i soggetti acquistati (anche se non
i migliori) dovranno essere di vostro gradimento, ben assortiti
nel piumaggio e nel colore, altrimenti è meglio
desistere e tornarsene mestamente a casa. Se partiamo dal
presupposto di acquistare una coppia evitare Verde x Verde o
Giallo x Giallo, evitare 2 soggetti dal piumaggio intenso o 2
dal piumaggio brinato, evitare fianchi cadenti o mancanti.
D’accordo che si sta iniziando, d’accordo che
questi soggetti potenzialmente costeranno qualcosa in meno, ma
le caratteristiche della razza dovranno essere il più
possibile rispettate. Non fa nulla se questi soggetti
(specialmente le femmine) risulteranno un po’ minuti in
confronto ai campionissimi esposti nelle gabbie d’onore,
il futuro dei “vostri” soggetti potrebbe riservare
grandissime sorprese. Ecco, il bello dell’allevamento
dell’AGI è proprio questo: non saprete mai cosa
riuscirete a riprodurre, se le coppie provengono veramente da
grandi ceppi certi risultati saranno ottenibili anche nei
primissimi anni di allevamento. Il consiglio finale è
quello di riuscire ad instaurare un rapporto di fiducia
reciproca con gli allevatori più esperti e di
conseguenza seguirne le indicazioni.
Locali : croce e delizia del ns hobby. Motivo di
litigio in casa con moglie, figli e madri. Semi e piume che
sembrano avere il dono della trasposizione riuscendo a
materializzarsi in stanze solitamente off-
limits. Ecco quindi il proliferare di
garage, box, lavatoi, cantine…. ma qui gli antagonisti
diventano i vicini, l’amministratore e
l’ascensorista. Insomma è dura avere un bel locale
di allevamento tanto quanto risulti importante ,a livello
riproduttivo e per il nostro benessere psicologico. Il buon
senso guiderà nella scelta spesso obbligata. Una buona
finestra, munita di zanzariera, possibilmente sempre
aperta (anche d’inverno), una buona illuminazione sia
naturale che artificiale, un controllo costante
dell’umidità che non deve superare il 60% ed una
sistemazione razionale delle gabbie saranno sufficienti a
rendere confortevole per i nostri amici pennuti qualsiasi
ambiente gli si possa offrire. Gabbie: insisto sempre nella razionalità
delle gabbie: queste debbono essere possibilmente tutte di
ugual misura (vedremo quale) , con le mangiatoie ed i beverini
nella stessa posizione, con i posatoi di conseguenza
allineati per permettere una gestione giornaliera rapida ed
efficiente. Chi lavora, specialmente la mattina , ha poco tempo
a disposizione e specialmente nei periodi
“tranquilli” come l’inverno deve poter
sbrigare le “faccende domestiche” quasi
automaticamente. E poi, volete metter anche il colpo
d’occhio del proprio allevamento….. una volta su
una rivista del settore vidi la foto in bianco e nero della
“bottega del ciabattino”, dove in una mezza parete
erano accumulate ed impilate gabbie di ogni tipo: a pagoda,
tonde, rettangolari orizzontali e addirittura verticali, dove i
canarini erano costretti ad ascendere per raggiungere il
posatoio più alto. Per memoria storica, per romanticismo
e perché si pensa che gli AGI si trovino meglio,
consiglio le gabbie di legno da 65 cm. Capisco anche che non
sono facili da trovare e necessitano di maggior manutenzione,
ma è tutto un altro vivere. Vanno bene anche le gabbie
zincate, sempre della stessa misura, con ampia mangiatoia
interna e posatoi in legno. Anche se qualche purista
storcerà il naso, consiglio di togliere la griglia sul
fondo e di permettere agli AGI di poter scendere direttamente a
contatto con la carta o cartoncino che sia. Gli arricciati
pesanti sono comunque molto restii a far questo.
Un’ultima annotazione riguarda i beverini: da 50 ml in
modo di essere costretti a rinnovarne il contenuto tutti i
giorni e perché sono facili da pulire inserendoci
direttamente un dito.
Alimentazione
In venti anni ne ho sentite e viste di
tutti i colori. Alimentazioni spartane contro quelle
godereccie, solo scagliola contro misto a 5 semi, pastone secco
contro pastone morbido, semi bolliti contro semi
germinati…… il giusto probabilmente sarà nel
mezzo , ma determinati “aggiustamenti”
dipenderanno anche dal clima e da particolari
caratteristiche dei locali di allevamento.
Quello che mi sento di consigliare
(parleremo in seguito dell’alimentazione durante le cove)
è un misto a 3 semi , 80% scagliola, 10% niger e 10%
lino, con un pastone secco del tipo Cedè o Quiko. Con
questa alimentazione base si coprono i periodi da Luglio a
Febbraio. Almeno 2 volte a settimana una fettina fina di mela e
se avete tempo anche qualche pezzetto di carota che però
andrà tolta la sera. Una volta a settimana, qualche fogliolina di
Cicoria debitamente lavata ed asciugata. Ci sono poi le erbe
prative ed in primis il Centocchio o Stellaria Media, ma , a
meno che non si viva in aperta campagna , non mi sento di
consigliarne l’utilizzo se non si è ben certi che
cani e gatti non ci abbiano fatto la pipì e che il
traffico automobilistico non abbia fatto il resto.
Allevamento e Riproduzione
Questa è la parte dove ci sarebbe da
scrivere talmente tanto da poter riempire un libro. Pur
elencando qualche particolarità o furbata non
entrerò però troppo nello specifico, ma mi
limiterò ad una ampia panoramica. A meno di
aggiustamenti o forzature dell’ultimo momento, i
riproduttori e le coppie sono state probabilmente scelte
già a Novembre o Dicembre. In che modo è stata
fatta la scelta ? Le coppie giovani sono state assortite in
base al colore, caratteristiche di piumaggio ed eventuale
compensazione di difetti. Con le coppie adulte invece si
aggiunge anche il criterio di resa riproduttiva che si è
potuto osservare negli anni precedenti. Ci sono ad esempio dei
soggetti che trasmettono sempre una particolare caratteristica
o pregio pur non essendone loro stessi muniti. Questi verranno
accoppiati a soggetti mancanti della suddetta caratteristica.
Ricordo però che non trattando in questo capitolo di
consanguineità ma soltanto di eterosi e vista la
multifattorialità di alcune arricciature, i risultati di
accoppiamenti considerati “certi” possono poi non
essere più tali.
L’AGI è un canarino di grossa
taglia, la quale deriva dalle giuste proporzioni tra lunghezza
e volume. Riprodurre un AGI lungo anche 22 cm non è
affatto difficile, ma il “riempirlo” è
molto più complesso. Riprodurre un AGI con un cappuccio
completo non è affatto un opera titanica, ma far si che
lo stesso abbia come base un largo cranio tondo risulta
senz’altro più difficile. A proposito di testa,
senza entrare nelle deliranti polemiche che hanno accompagnato
il riconoscimento di questa razza, considereremo valide
anche ai fini degli accoppiamenti il bavero rialzato completo,
il mezzo cappuccio il ¾ e naturalmente il cappuccio
completo, erroneamente considerato l’unica discriminante
di questa razza. Dicevamo che le coppie sono state decise, in
base alle caratteristiche dei soggetti: l’accoppiamento
principe prevede un brinato per un semi-intenso tanto da poter
ottenere una figliolanza in grado di rispettare il piumaggio
dei genitori. Il colore non è basilare nella scelta,
cercando di evitare come già accennato accoppiamenti
verde x verde e giallo x giallo. Questi due accoppiamenti non
sono affatto impossibili, anzi, specialmente nei verdi, ho
visto dei risultati strepitosi, ma perché doversi
complicare la vita ? Perché dover riprodurre soggetti
che nella quasi totalità saranno dello stesso colore ?
Lasciamo questi accoppiamenti ai grandi esperti e cerchiamo
invece di godere del risultato dei nostri sforzi ottenendo la
tipica gamma dei 3 colori, verde, giallo e pezzato.
Specialmente all’inizio, nel vostro allevamento ci
potrà essere una certa disparità di valori tra i
soggetti in vostro possesso. Come comportarsi ? Accoppiare i
più belli insieme ? Ma poi che cosa ci faccio con i
figli dei più brutti (che poi saranno quelli che
fliglieranno di più) ? E’ bene quindi , anche in
questo caso, far crescere il proprio allevamento piano piano,
ma in modo uniforme. In questa maniera tutte le coppie godranno
dello stesso occhio di attenzione dell’allevatore ed i
soggetti riprodotti ci permetteranno una scelta più
ampia per il futuro.
Una volta assortite le coppie ecco il
solito dilemma: li metto subito insieme o li tengo separati ?
Entrambi i metodi sono validi e specialmente il primo dei due,
se non sorgono problemi in fase di preparazione può dare
risultati eccellenti, ma cosa succede se per qualche motivo,
qualche giorno prima dell’ipotetico inizio cove si deve
per forza maggiore cambiare una coppia ? Succede che la nuova
coppia sarà formata da 2 estranei che se le daranno di
santa ragione per dieci giorni. Solitamente tutto poi passa, ma
ci sono casi in cui i maschi vengono completamente deplumati
sulla testa rischiando di andare in muta , oppure unghie che si
rompono con fuoriuscita di sangue rendendo poi il soggetto
immobile sul bastoncino per altri 10 giorni. Insomma,
d’accordo pensare positivo, ma se poi , per un motivo
banale vedi andare a monte gran parte del tuo materiale
riproduttivo, la delusione conseguente potrebbe risultare
ferale……. e questo canarino di soddisfazioni ne
restituisce già pochine, aiutiamo quindi un po’ la
fortuna con la scelta dei soggetti divisi singolarmente per
gabbia. Compatibilmente con la disponibilità di
attrezzature, la coppia potrà essere alloggiata in due
gabbie confinanti, in modo che i soggetti facciano col tempo
“amicizia”. Tale amicizia però potrà
, in caso di necessità, essere spezzata senza grandi
traumi da una parte e dall’altra, per iniziarne una nuova
magari più proficua. Dopo quindi un periodo di
conoscenza la coppia verrà formata, spostando
solitamente il maschio nella gabbia della femmina. I soggetti
verranno debitamente toelettati (lo so piange il cuore a
tagliare quel ben di Dio di piume, ma è necessario) , i
posatoi posti ad una altezza tale da lasciar spazio per
l’accoppiamento ed il nido verrà agganciato
all’interno. I nidi esterni non permettono alla femmina
di poter ruotare completamente negli stessi.
Preparazione e terapia pre-cove: la terapia
antibiotica pre-cove non va assolutamente messa in pratica.
Dovremo scendere a compromessi in seguito, con la nascita dei
piccoli, evitiamo quindi uno stress inutile e dannoso ai
genitori. La preparazione andrà effettuata invece con un
cambio di alimentazione, con l’aumento delle ore di luce
e perché no anche con la somministrazione di vitamine,
che però serviranno principalmente all’allevatore
per mettersi l’anima in pace. Pensate
all’allevatore che non somministrando le vitamine si
ritrova poi (chissà per quale motivo) con uova non
feconde …… darebbe tutta la colpa a se stesso,
maledicendosi dell’errore commesso. Solitamente, dopo la
prima settimana di Febbraio (ma questo può cambiare da
latidutine a latidutine) comincio ad allungare la luce
artificiale sino ad arrivare a fine della prima settimana di
Marzo con quasi 14 ore di luminosità. Nello stesso
periodo comincio il cambio di alimentazione aggiungendo a
giorni alterni l’uovo sodo nel pastone, inumidendolo con
semi germinati. Questo tipo di alimentazione continuerà
anche con la nascita dei piccoli. In questa maniera, ormai da
anni, riesco ad ottenere le prime uova sempre dal 15 al 20
marzo. Non sarebbe affatto male ritardare il tutto di una
decina di giorni, ma qui entrano in gioco le balie. Questo
è il primo dei compromessi di questo tipo di
allevamento, per ogni coppia di AGI è bene tenere 2
coppie di balie. Leggiamo sui libri dei vari tentativi di far
allevare i piccoli direttamente dagli AGI e di quanto questo
aiuterebbe al patrimonio genetico della razza…….
tutto vero, tutto bello, ma la pratica non dice questo.
Personalmente mi munisco di balie che non mi faranno mai cadere
in tentazione di lasciarle riprodurre…. quindi coppie di
fife x sassone, fife x arricciato del nord, arricciato del nord
x sassone e così via. Prima dell’ultima covata,
alle coppie di balie più solerti, concedo di allevare i
propri piccoli, ottenendo stranissimi canarini dalle
improbabili forme, ma eccezionali poi l’anno seguente
come mastri-allevatori.
Nascita dei piccoli e svezzamento: prima ancora di parlare della schiusa parliamo
della speratura delle uova. Momento topico che ci emoziona
ancora dopo venti anni di allevamento, deve essere effettuato
dal sesto giorno in poi, in special modo se usate tenere in
mano le uova guardandole in controluce. Attendendo il sesto
giorno si eviteranno cantonate clamorose e si eviterà un
possibile distaccamento dell’embrione dalla parete di
attecchimento. Se invece vengono usate le famigerate torcette
sperauova, senza toccare le uova, si può anticipare
anche al quarto giorno, ma non assicuro che le cantonate
potranno essere evitate.
Una volta schiuse le uova, ci troviamo di
fronte ad un certo numero di becchi spalancati e di fronte al
secondo compromesso: dobbiamo , per cercare di assicurarci le
maggiori possibilità di riuscita, somministrare per
alcuni giorni un antibiotico a largo spettro. Perché
questo ? Non è possibile evitarlo ? Alla prima domanda
rispondo dando la colpa alla strenua selezione che ha portato
ad ottenere soggetti veramente eccezionali nell’aspetto
estetico , ma impoveriti di quella linfa vitale che dovrebbe
essere comune a tutti gli animali, mentre alla seconda domanda
rispondo che si può tentare, i piccoli potrebbero anche
farcela, ma il mio compito in questo momento (probabilmente
sbagliato) è quello di aiutare ad ottenere risultati.
Con questo sistema probabilmente non si aiuta la razza, si
rende necessaria invece una lunga opera di ricostruzione di
ceppi indenni, rigorosa, evitando contaminazioni che
porterebbero nuovamente alle necessità di cui sopra. Il
discorso è lungo e complesso e verrà affrontato
in altro articolo.
L’empiricità dei dosaggi
è un altro punto debole dell’allevamento degli AGI
, specialmente quando il prodotto deve essere somministrato
direttamente nel becco dei pullus. Fortunatamente le
capacità metaboliche dei canarini sono eccezionali e
aiutano spesso a porre rimedio a somministrazioni errate. Il
tenore dell’articolo mi sconsiglia di comunicare dosaggi
e medicinali, accennerò solamente le famiglie degli
antibiotici più utilizzati che sono la Cefalosporina e
l’Ampicillina. Negli ultimi anni ho cominciato ad
utilizzare un antibiotico la cui somministrazione non avviene
più direttamente nel becco dei piccoli, ma disciogliendo
il prodotto nel beverino. Saranno poi i genitori che
indirettamente provvederanno alla somministrazione. I risultati
mi sembrano buoni e si evita lo stillicidio
dell’instillazione nel becco.
L’alimentazione dei piccoli, rimane
la stessa utilizzata durante la preparazione dei soggetti alla
riproduzione, si può leggermente intensificare
l’utilizzo dell’uovo sodo oppure semplicemente
inumidire il pastone secco nei giorni in cui l’uovo non
viene somministrato. Consiglio: ponete la vaschetta porta pastone vicinissima
al nido, i piccoli cominceranno a notarla già verso il
decimo giorno di vita e questo li porterà quasi
automaticamente a cominciare ad alimentarsi da soli con qualche
giorno di anticipo rispetto al normale , sveltendo di
conseguenza lo svezzamento. A tal riguardo i testi parlano di
28-30 giorni, in realtà negli AGI questo tempo si
può allungare tranquillamente a 35-38 giorni, con molti
problemi conseguenti. Tanto per cominciare viene così
compromessa la nuova deposizione della balia con il risultato
che da quando vengono poste le uova in cova
all’allontanamento dei novelli passano circa 48-50
giorni. La balia preparerà ugualmente verso il ventesimo
giorno il nuovo nido, utilizzando spesso le piume dei fianchi
dei novelli a cui sembrerà non resistere pur avendo a
disposizione qualsiasi tipo di materiale, ma il nuovo nido
verrà automaticamente invaso dai novelli che si
trasferiranno subito nella nuova accogliente casa. Viene da se
che alla balia non possono essere messe in cova altre uova. Ma
il peggio deve ancora venire, perché il balio ad un
certo punto si stuferà di questi lungagnoni che
comincerà pian piano a disconoscere , strappando
anch’esso piume e penne, creando così due grandi
problemi: 1. Indebolimento generale dei soggetti 2. Calo delle
ali non più sostenute dai fianchi. Entrambe i problemi
sono gravi, ma mentre il primo verrà superato al momento
dell’involo il secondo rischia di compromettere la
“forma e posizione” del novello. Le piume infatti
ricresceranno, ma se il soggetto continuerà a tenere le
ali abbassate i fianchi resteranno schiacciati. Ai fini
riproduttivi grossi problemi non ce ne saranno, ma le
esposizioni un soggetto così se le può anche
dimenticare. Arrivati alla soglia dei 35 giorni bisogna quindi
farsi coraggio ed allontanare i novelli in una gabbia il
più possibile simile a quella che li conteneva. I
novelli verranno aiutati i primi giorni (dove automaticamente
subiranno un piccolo calo) con ogni tipo di ben di Dio,
pastone, semi di avena, fettine di mela, foglioline di cicoria
e tutto ciò che risulterà facile per loro
mangiare…….. poi necessità farà
virtù od altrimenti la natura farà il suo corso.
Col tempo l’alimentazione
diventerà sempre più asciutta, tanto da arrivare
ai primi di Agosto quando sarà molto simile
all’alimentazione del periodo di riposo. E’ questo
inoltre il momento di verificare se i novelli poggiano e
stringono bene le zampe e nel caso non fosse così,
sarà il caso di sostituire un posatoio con un bastoncino
molto più piccolo di diametro o nei casi più
gravi sostituirlo con un grosso elastico da ufficio (quelli
verdi larghi circa 1 cm.). L’elastico verrà tirato
ben benino, all’inizio provocherà grossa
diffidenza, ma poi, presa confidenza, i novelli saranno
costretti a stringere la zampa una volta posatici sopra.
Muta
I cambiamenti climatici hanno portato un
allungamento delle stagioni con conseguente spostamento dei
mesi caldi. Questo fa si che la muta ed il terribile svolazzare
di penne e piume nell’allevamento sembri a volte non
finire più. Sono anni ormai che durante la mostra del
Club AGI di Bologna, primi giorni di Novembre, si ha
difficoltà ad esporre soggetti perché questi
ultimi sono in grande ritardo di condizione. Va bene che gli
AGI si completano effettivamente il secondo anno di vita, va
bene che alcune arricciature come quelle della testa risultano
ben visibili solo a Gennaio, ma trovare spuntoni di piume a
Dicembre non è bello e non è da considerarsi un
buon viatico per le cove primaverili. Non è che ci sia
molto da fare, se non togliere tutte le eventuali luci
aggiuntive utilizzate nel periodo delle cove, fornire un
complesso di vitamine ed aminoacidi tipo Nekton Bio o Mutavit
della Orlux e sperare che il tempo faccia la sua parte.
L’alimentazione potrà essere integrata da alcune
foglie di Verza, ricca di zolfo. Prima dell’inizio della
muta trattare i soggetti con prodotti antiparassitari tipo
“Frontline” per gatti.
Esposizioni
Terminato l’importante periodo della
muta ecco presentarsi il temibile periodo delle esposizioni.
E’ come se anche l’allevatore avesse finito di
cambiar penne e rigenerato (od avvilito) nello spirito si mette
a studiare il calendario per trovare quello a cui più si
confà. Non entrerò nel merito del valore delle
mostre, che personalmente non amo, ma allo stesso tempo mi
sento di spronare l’allevatore alle prime armi qualora
dimostri invece questo interesse. Si prepari l’allevatore
inesperto a qualche delusione, si prepari a critiche e falsi
incoraggiamenti, ma tante cose riuscirà ad imparare
nell’ambito delle esposizioni. Le regole base sono 2:
partecipare alle mostre che si svolgono da Novembre in poi (per
ragioni di muta) e preparare a dovere i soggetti. La
preparazione consisterà nel far abituare i soggetti alla
presenza di persone che maneggeranno e sposteranno gabbie a
destra e sinistra, con il risultato di presentare soggetti
calmi di fronte al giudice (condizione basilare) e nel
presentare i soggetti in un buono stato di forma generale. Di
grandissima importanza le zampe, unico mezzo per il canarino di
sorreggersi, che devono essere pulite , rosee e senza
escrescenze. Per questo consiglio il prodotto “Lozione
Formenti”. Un paio di giorni prima dell’esposizione
i soggetti potranno essere “leggerissimamente”
nebulizzati con acqua e qualche goccia di aceto.
L’ultimo consiglio è quello di
far partecipare i soggetti ad una sola esposizione annuale e
preferibilmente a quella , a parità di importanza, di
durata minore.
Epilogo
Non credo che qualcuno abbia avuto la forza
di leggere tutto l’articolo sin qui, ma se mai fosse lo
ringrazio di cuore. L’argomento è stato trattato
volutamente con uno spirito leggero, anche per riportare con i
piedi per terra chi prende troppo sul serio questo hobby non
vivendolo più come tale. Chiunque avesse
necessità di entrare più nel merito degli
argomenti trattati, mi può tranquillamente scrivere
all’indirizzo: s.dalisera@tiscali.it
Stefano D’Alisera
|
|
|||||
|
|
|
|
|
|
|
|